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L'adolescenza: l'età delle OPPORTUNITA'.

  • 15 nov 2017
  • Tempo di lettura: 4 min

La salute mentale costituisce parte integrante della salute e del benessere generale,così come definita anche dall’OMS: “La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplicemente l’assenza di malattia o infermità”.I primi anni di vita sono cruciali per la promozione della salute mentale e la prevenzione dei disturbi mentali, poiché fino al 50% delle patologie psichiatriche dell’adulto iniziano prima dei 14 anni d’età e in particolare un terzo delle persone che soffrono di depressione clinica da adulti (uno dei problemi più comuni nell’Unione Europea) ha avuto un esordio prima dei 21 anni. Nel nostro Paese, il numero di adolescenti in condizioni di disagio psicologico, che potenzialmente può sfociare in disturbo vero e proprio, rappresenta il 7-8% della popolazione giovanile.In questo complesso contesto debbono essere inseriti anche i Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA). Sebbene, infatti, nella Consensus Conference del 2012 si sia messo in evidenza, riguardo a tale tematica, come siano veramente pochi gli studi epidemiologici attivati nel corso degli ultimi 5 anni, molti esperti riferiscono di un trend in aumento, che, peraltro, potrebbe comunque essere dovuto anche ad approcci diagnostici diversificati (Piano d'azione per la salute mentale 2013-2020).Le patologie psichiatriche in età evolutiva determinano, quindi, un bisogno di salute emergente, per il quale è necessario instaurare azioni di prevenzione, di diagnosi e presa in carico precoce. Tali interventi infatti, oltre ad essere correlati positivamente con la possibilità di guarigione, assumono un valore preventivo nei riguardi del disagio psichico e della patologia psichiatrica dell’età adulta, che non bisogna dimenticare rappresenta un fattore di rischio per altre patologie. Le persone con disagio/malattia mentale, infatti, presentano tassi molto più alti di disabilità e mortalità rispetto alla popolazione generale. Per esempio, le persone affette dadepressione maggiore o da schizofrenia hanno un maggior rischio, fra il 40% e il60%, di morire prematuramente a causa di problemi trascurati di salute fisica(cancro, malattie cardiovascolari, diabete, infezioni da HIV) e di suicidio, che12rappresenta la seconda causa di morte tra i giovani (Piano d'azione per la salutementale 2013-2020).Tuttavia già in età giovanile, la temerarietà tipica degli adolescenti, unita alleconseguenze che spesso ne derivano, crea una situazione paradossale in termini disalute in età adolescenziale. L’adolescenza è uno dei periodi dello sviluppo umanoin cui si è più sani: pochissimi giovani in questa fase dello sviluppo soffrono dipatologie di natura fisica. Eppure, benché gli adolescenti siano più sani, forti eintelligenti dei bambini, i tassi di mortalità aumentano tra il 200 e il 300 per centotra l’infanzia e l’adolescenza: incidenti stradali, eventi accidentali legati al nuoto,avvelenamento, uso di armi, sostanze stupefacenti, alcol (Ministero della Salute2013).Fare prevenzione ed intervenire tempestivamente sul disagio giovanile, può anchevoler dire ridurre comportamenti delinquenziali; secondo le statistiche, infatti, lamaggior parte dei crimini viene commessa da adolescenti, con un picco raggiuntointorno ai diciotto anni e una diminuzione graduale fino ai trenta. Questa curva, cherappresenta il rapporto tra età e crimine (age-crime curve), emerge da tutte lestatistiche criminologiche ed è riconfermata decennio dopo decennio, specialmentein paesi quali Stati Uniti e Regno Unito, dove sono stati svolti maggiori studi diapprofondimento sull’argomento (L. Steinberg, 2015).Inoltre, il tema degli esordi psicotici è tra quelli riconosciuti come di maggiore pesoclinico, mostrandosi come tra i più significativi ed impegnativi per i clinici; questoperché l’esordio di disturbi gravi come quelli psicotici, purtroppo colpirà anni avenire della vita dei pazienti, coinvolgerà famiglie, impegnerà terapeuti a metterein gioco i migliori sforzi di cura attualmente sostenibili dai sistemi sanitari (M.Biondi, 2013). Il tutto, ulteriormente aggravato da un dispendio economico chegraverà significativamente sulla collettività.La schizofrenia, così come gli altri disturbi psicotici sono da sempre consideratidisturbi complessi e di difficile gestione per il clinico; la rappresentazione diffusatra gli operatori e che sottende il loro operare, è quella di una patologia il cui decorsoclinico è inesorabilmente destinato alla cronicità. “L’operatore tende a sperimentarevissuti di frustrazione per la percezione di un’apparente incapacità di gestione dellacomplessità del quadro clinico [...]. Oggi tale convinzione non è più sostenuta13scientificamente visto che i diversi studi longitudinali descrivono un andamento diverso della malattia nei diversi pazienti” (E. M. Bleuler, 1968).Ecco che il tempo dell’intervento svolge un ruolo centrale nel modificare “il destino di cronicità” del paziente psicotico e come quindi sia importante intervenireprecocemente quando il quadro clinico del paziente non è stato pesantemente gravato da anni di malattia (G. Vinci; A. Balbi; D. Catania; R. Popolo, 2013).Il concetto di prevenzione dei disturbi psicotici non è di recente intuizione; molti autori ne sottolineano la necessità sin dagli inizi del Novecento (D. E. Cameron,1938; H. S. Sullivan, 1927; G. Huber et al, 1980). Pur comprendendone almeno alivello teorico l’importanza, la prevenzione non è mai diventata l’asse portantedell’azione terapeutica, a causa dell’impostazione organicistica che hacaratterizzato i modelli proposti dai padri della psichiatria (G. Vinci; A. Balbi; D.Catania; R. Popolo, 2013).L’approccio preventivo ha l’obiettivo di identificare i disturbi dello spettroschizofrenico e delle altre psicosi in fase molto precoce, in modo che sia possibilemodificarne in maniera sostanziale lo sviluppo, le manifestazioni morbose e gli esitimediante trattamenti fase specifici (Birchwood & McMillan, 1993; McGlashan,1996; McGorry & Jackson, 2006). Diversi studi (Marshall et al., 2005; Nornan etal., 2001, 2005; Perkins et al., 2005) sostengono che cure adeguate fornite in modoprecoce nelle psicosi possono incidere positivamente sulla malattia, sia sullaremissione dei sintomi che sul loro sviluppo; consentirebbero un rallentamentodell’evoluzione clinica, moderando la gravità dei sintomi ed ostacolando ildeterioramento di quelle abilità già acquisite.Studi longitudinali (L. Helgason, 1990), hanno dimostrato come pazienti affetti daschizofrenia che avevano ricevuto trattamenti in fase precoce, tendevano ad avereun esito migliore, mentre i pazienti che avevano ricevuto un trattamento tardivoerano stati ricoverati più frequentemente e avevano bisogno di cure più intense eprolungate (M. Rutter, 1990). Assumere una prospettiva preventiva nel trattamentodelle psicosi impone allora la necessità di focalizzare gli interventi nel periodo ditempo che intercorre tra i primi segni sub clinici e l’esordio della psicosi e fra questae l’inizio di un trattamento appropriato, intervallo temporale definito DUP(Duration of Untreated Psychosis). Gli studi effettuati sul primo episodio psicotico14hanno infatti mostrato come una durata maggiore del DUP si accompagna ad unamaggiore resistenza al trattamento (J.J. Edwards et al., 1998), ad un tempomaggiore per la remissione sintomatologica e ad un tasso minore di remissione(Loebel et al., 1992); allo stesso tempo, un DUP più breve si accompagna ad una percentuale maggiore di guarigione (McGorry et al., 1996).

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